Paolo Aragona, Scrittore
 

 

Dichiarazione di Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica del 22 maggio 2005

 “Si è consumata oggi un’altra domenica di propaganda antireferendaria nelle decine di migliaia di chiese e parrocchie del nostro Paese, da parte di preti-comizianti che hanno trasformato la funzione religiosa in una funzione partitica ad uso della campagna astensionista. A loro si aggiungono sistematiche segnalazioni di utilizzo dell’ora di religione, della benedizione delle case, dei “corsi pre-matrimoniali”  e di ogni altra occasione, evento, festa attività religiosa per indurre gli italiani a non esercitare il proprio diritto di voto il 12-13 giugno.

A chi volesse coprire questa azione invocando la libertà di espressione – e siamo certi che i cosiddetti “laici”, alla Marcello Pera per intendersi, faranno a gara – facciamo notare che i ministri del culto rivestono per legge precise funzioni pubbliche – certo, molto al di là di quello che noi radicali vorremmo – e che in ragione di queste funzioni sono retribuiti e foraggiati con il danaro del contribuente italiano, dall’8 per mille ad ogni altra forma di copertura pubblica dei loro stipendi e delle loro spese.

Ricordiamo anche che l’articolo 98 del Testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati (valido anche per le consultazione elettorali referendarie), recita come segue: “l pubblico ufficiale, l'incaricato di un pubblico esercizio, l'esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell'esercizio di esse, si adopera (…) a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli nell'astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000.

In una discutibile sentenza sulla propaganda nelle Chiese sul referendum sull’aborto (n.9153 del 1984), la Corte di Cassazione interpretava in modo limitativo la legge, escludendo soltanto la legittimità della “menzione di conseguenti vantaggi o danni, neppure di carattere spirituale” derivanti dal comportamento di voto.

Le parole tassative con le quali i ministri del culto indicano l’astensione come comportamento doveroso e obbligatorio per i fedeli cattolici (con il conseguente “danno spirituale” per chi non obbedisce) rientrano ampiamente in questa pur restrittiva interpretazione da parte della Cassazione, e certamente rientrano nella fattispecie prevista dalla legge.

Per questa ragione, invitiamo innanzitutto i cattolici che vogliano liberare la propria religione da questo utilizzo abusivo ed illegale delle funzioni di culto a riferire dettagliatamente alla autorità giudiziaria gli episodi direttamente riscontrati.

Ma la realtà è un'altra

Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n 361 e successive modifiche

Art. 98                        

Versione secondo Marco Cappato  Versione integrale (in rosso l’omissione) 

“Il pubblico ufficiale, l'incaricato di un pubblico esercizio, l'esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell'esercizio di esse, si adopera (…) a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli nell'astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000.

 

Il pubblico ufficiale, l'incaricato di un pubblico servizio, l'esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell'esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati od a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli all'astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000.

 

Si tratta di norme relative alle elezioni della camera e l’affermazione di Marco Cappato: “(valido anche per le consultazione elettorali referendarie)”,  è del tutto arbitraria*, in quanto nella parte appositamente omessa si evince con chiarezza che si tratta di elezioni e non di consultazione referendaria in quanto si parla di “candidati”.

 Si vuole fare forse del terrorismo mediatico disorientando i cittadini e spaventando il clero a detrimento dei diritti costituzionalmente previsti di ogni libero cittadino?

 

 

* in merito a tale affermazione si riporta, su segnalazione di alcuni attenti lettori, l'articolo 51 comma 2 dell'a legge 352/70 che così recita:"Le disposizioni penali, contenute nel Titolo VII del testo unico delle leggi per la elezione della Camera dei deputati, si applicano anche con riferimento alle disposizioni della presente legge.
Le sanzioni previste dagli articoli 96, 97 e 98 del suddetto testo unico si applicano anche quando i fatti negli articoli stessi contemplati riguardino le firme per richiesta di referendum o per proposte di leggi, o voti o astensioni di voto relativamente ai referendum disciplinati nei Titoli I, II e III della presente legge.
Le sanzioni previste dall'articolo 103 del suddetto testo unico si applicano anche quando i fatti previsti nell'articolo medesimo riguardino espressioni di voto relative all'oggetto del referendum."

Dunque l'affermazione di Marco Cappato “(valido anche per le consultazione elettorali referendarie)”, non è arbitraria ma riferita ad un preciso articolo di legge. Mi scuso con i lettori per l' inesattezza e per la precedente accusa fatta a Cappato di "violenza menzognera".

 

Ciò non toglie che resta per lo meno dubbia l'interpretazione secondo la quale le le indicazioni dottrinali di un sacerdote durante l'omelia, conformi alla retta dottrina di una religione accettata dalla costituzione, possano essere interpretate come costrizione o induzione forzata a una determinata scelta morale. Altrimenti anche gli esponenti di partito, non impegnati nella propaganda referendaria (come ad esempio Fini o Fassino) non trattandosi di confronto politico elettorale, sarebbero passibili di pene pecuniarie e detentive in quanto possono, con le loro affermazioni, essendo uomini pubblici, indurre o costringere qualcuno a scegliere una certa posizione anziché un'altra. Resta dunque, da parte del sottoscritto, la personale convinzione che Marco Cappato abbia voluto, con la sua dichiarazione,  condizionare gli elettori suggerendo ad essi di denunciare i ministri di culto in quanto ritenuti responsabili di utilizzo abusivo ed illegale delle funzioni di culto, commettendo un atto sostanzialmente illiberale. Sorprende che gli stessi radicali che lottano per la libertà di espressione e di culto dei cattolici Montagnard del Vietnam del Nord, vogliano poi imbavagliare la Chiesa italiana.

 

Paolo Aragona

 

Alcuni interventi a sostegno

 

- "Invasione di campo? Violazione del Concordato? Tutt’altro, la voce della Chiesa rafforza il pluralismo dello Stato laico. L’invito all’astensione rientra nella libertà del magistero". Cosi’, in un’intervista, il presidente emerito della Consulta e docente di diritto ecclesiastico a Roma, Cesare Mirabelli, difende la posizione vaticana sul referendum del 12 e 13 giugno sulla fecondazione assistita.
"E’ vero - afferma Mirabelli - che il Concordato sancisce l’indipendenza tra Stato italiano e Vaticano, ma riafferma anche la libertà di insegnamento della Chiesa cattolica. I vescovi sono liberi di proclamare e difendere i propri valori, senza alcuna costrizione, e i cittadini sono liberi di seguirli o no".
"Piu’ - continua Mirabelli - sono articolate le posizioni, piu’ si da voce al pluralismo e piu’ si rafforza lo Stato laico". "Oggi - sottolinea - è in discussione un referendum che tocca temi profondi, che dividono trasversalmente le stesse forze politiche". Secondo il presidente della Consulta, un’indicazione di non voto non turba i rapporti Stato-Chiesa: "Al contrario- afferma Mirabelli - rappresenta un dialogo su valori fondamentali, a cui dobbiamo abituarci. Una posizione che ne affermi l’illeggittimità non avrebbe infatti alcun ancoraggio normativo". (dal sito di "Scienza e Vita")

 

- "Dal Pontefice nessuna ingerenza, eppure di ingerenze vaticane abbiamo qualche competenza. Ma in un caso di questo genere, il Pontefice ha tutto il diritto di esprimere la sua posizione e piuttosto notiamo il garbo e lo stile con cui l’ha manifestata. Consigliamo dunque a tanti amici di trovare altre occasioni per contestare la Chiesa, anche per non far si’ che appaiano le forze laiche quelle portate all’intolleranza nei confronti del libero pensiero". Cosi’ una nota del Pri, pubblicata su ’La voce repubblicana’. (dal sito di "Scienza e Vita")

 

 

 


Paolo Aragona, scrittore, writer, saggista, insegnamento religione, narrativa, libri, adozione a distanza, Linea Missione, Malawi, HIV, Vita umana, Fecondazione Assistita

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