Paolo Aragona, Scrittore
 

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La politica

La politica viene spesso definita l’arte del compromesso. Tale definizione, ormai considerata l’unica e la più nobile in quanto la più applicata, toglie d’imbarazzo i tanti uomini che vi si dedicano a tempo pieno, quasi fosse una professione per la quale il primo obbiettivo è quello di poterci campare almeno una famiglia. Il politico di professione non può dunque immaginare neanche per un attimo che la sua esperienza politica possa esaurirsi prima del raggiungimento di una dignitosa età pensionabile.

Personalmente vedo la politica in tutt’altro modo ed è forse per questo che non mi ci sono mai dedicato. Nella politica mi sento molto vicino all’idea di Platone per il quale a fondamento di essa vi è la morale, sia come elemento d’azione del politico che come obbiettivo del bene comune.

 

E’ per questo che ritengo che lo spirito che dovrebbe animare colui che si dedica alla politica è quello del servizio.

 

 Affermare questo in un qualunque talk-show sarebbe considerato motivo di ilarità. E a ben considerare la maggior parte di coloro che da decenni si alternano alla guida del nostro paese ce ne sarebbero tutte le ragioni. Dal ’46 a oggi la nostra Repubblica ha visto avvicendarsi sugli scranni del parlamento i rappresentanti per antonomasia della nuova aristocrazia: non più quella dei conti e dei marchesi, dei re e dei baroni dal sangue blu, ma quella dei ministri, dei sottosegretari, dei senatori e dei deputati. Con annessi privilegi e senso di superiorità. Ognuno di noi, a turno, ha vissuto l’esperienza delle grandi promesse elettorali, anche in ambito locale, delle poderose e amichevoli pacche sulle spalle per poi successivamente confrontarsi con l’umiliazione, nel dopo elezioni, dell’invito declinato e del “l’onorevole in questo momento non può rispondere”. Quale l’effetto sulla nostra considerazione della politica e dei politici? Un profondo senso di disillusione e  di disaffezione. Condito da uno sconsolato ma deciso: “in questo schifo non entrerò mai”.

 

Chi allora si occuperà di politica se chi la interpreta come servizio si guarda bene dall’impegnarvisi?

 

Questa domanda mi martella da tempo e non vi trovo una risposta adeguata perché un sano realismo mi convince che nessuno, nell’attuale contesto politico, potrebbe mai riuscire a tenere ferma la barra a dritta quando soffiano venti in tutt’altra direzione.

A volte ritengo che sia solo l’ alibi di chi non vuole “sporcarsi le mani” per addossare solo ad altri la responsabilità di governo.

Altre volte la ritengo una ragione sufficiente per continuare a restarne fuori.

 

Resta dunque in me l’illusione che già il parlarne, ospitarne i contenuti più importanti in queste mie pagine, sia un modo indiretto di prendere parte al dibattito politico, al di là di una reale e proficua capacità di influire sui destini del nostro paese.

 

Paolo Aragona

 

"E' inammissibile, in quanto contrario al Vangelo, la pretesa di circoscrivere la religione nell'ambito strettamente privato, dimenticando paradossalmente la dimensione essenzialmente pubblica e sociale della persona umana" (Giovanni Paolo II in Spagna nel giugno del 1993)

 


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