| |
Un
padre abbatte i muri del silenzio
per
chiamare tutti i padri a dire “sì” alla vita
a cura di Antonello Vanni
Oltre 4 milioni i
bambini uccisi in Italia, dal 1978 al 2003, con il timbro della legge
194/78. Impossibile dormire di fronte a questo nuovo Olocausto, di fronte
alla nuova Auschwitz. E come allora i boia tentarono di cancellare ogni
traccia così, per decenni, muri di silenzio sono caduti intorno al
misfatto più terribile della nostra società: l’uccisione, impunita e
consentita, di un bimbo nel seno materno. Vittime di una visione
materialistica e consumistica che ha banalizzato il significato della vita
umana ed è stata consegnata loro dalle generazioni precedenti, migliaia di
uomini e donne sono stati condotti sul patibolo di quella che l’amato
Padre Giovanni Paolo II aveva chiamato la cultura della morte,
insieme ai figli che hanno poi perso, che poi hanno pianto, che ancora
sognano. Il dolore di queste donne è innanzitutto la traccia che i
carnefici non possono cancellare, ma è anche, proprio per la sua
indelebilità, la prima testimonianza in favore del valore della vita: era
stato proprio Giovanni Paolo II ad invitare quelle donne che, nel dramma e
nelle difficoltà, avevano fatto ricorso all’aborto a diventare con la loro
sofferta testimonianza “i più eloquenti difensori del diritto di tutti
alla vita” (Evangelium Vitae, 99). Oggi, fortunatamente, anche se
con grande ritardo, riaffiora una seconda traccia: il dolore dell’uomo e
il suo desiderio di combattere anche con i denti in favore di quella vita
che non ha potuto o non ha saputo difendere. È il padre ora, come accade
nella lettera qui sotto riportata, a tornare per abbattere i muri
di silenzio, per chiamare tutti gli altri padri a rispondere con il “sì” a
quella richiesta di cura, amore e responsabilità che la nuova vita ci
richiede allorché si
presenta nella sua fragilità e vulnerabilità.
la lettera
“Se avrete fede grande
quanto un granellino di senapa, potrete spostare le montagne, potrete
sradicare i gelsi…”.
Io non lo so quanto è grande questa benedetta senapa, ma so che per una
settimana, una settimana intera, io ho pregato con tutta la fede che avevo
nel cuore.
Dio, che legge nei cuori, ha sicuramente visto che ce l’ho davvero messa
tutta, la fede che avevo.
Pregavo incessantemente, giorno e notte.
E’ successo quando si andavano definendo i dettagli del piano volto ad
uccidere mio figlio.
Avevo fiducia in Dio, avevo messo il mio piccolo nelle Sue mani, e questo
pensiero era l’unico che mi donava un po’ di serenità e che riusciva a
farmi fare qualche ora di sonno, in quell’orribile periodo.
Tutto quello che mi stava accadendo, intorno, non mi sembrava reale, e
forse per questo non sapevo cosa fare: ero attore di un film di paura,
senza averne mai letto la sceneggiatura.
Volevo essere almeno attore protagonista, ma di fatto non lo ero.
Così, mi sono messo a pregare: mi è sembrata la cosa più ovvia da fare, ed
insieme la più utile.
Mio figlio oggi avrebbe 2 anni e 5 mesi.
Invece è morto 3 anni fa, mentre io pregavo, e questa è la cosa che più
non mi spiego.
Che mi ha fatto – per la prima volta – dubitare della veridicità del
Vangelo.
Ma che mi ha sbattuto in faccia la bruttezza di Satana, e l’importanza
dell’insegnare Amore alle persone, in questo mondo dove ce n’è così poco.
Metto un po’ di ordine.
Partendo dal giorno più bello della mia vita: quello in cui mi sono
innamorato.
E’ esperienza di tutti la ricerca dell’anima gemella, con la quale si
sogna di condividere una meravigliosa vita coniugale.
Io credo che arrivi un momento in cui in testa si senta suonare come una
campanella, che dice: "fermati, non cercare più, è lei quella giusta!”.
Io questa campanella l’ho sentita, era una ragazza bellissima che aveva
negli occhi – quando cantava, quando danzava e quando pregava – una luce
abbagliante, proprio la luce di Mt 5, 16.
Fortunatamente, la campanella era suonata anche per lei, ed in questi casi
si dice: “più felici di così non si potrebbe essere…”.
E invece, il Signore ci ha smentiti regalandoci dopo qualche mese la gioia
immensa di un’attesa incredibile.
Infatti, all’inizio non ci credevamo.
Ma dopo qualche giorno di tempo per “riprenderci” dalla notizia, abbiamo
iniziato a progettare insieme a Cristo le fondamenta della famiglia più
felice del mondo, e – dopo un altro po’ – abbiamo deciso di fare partecipi
della nostra gioia le persone a noi più vicine, prima fra tutti la mamma
della mia fidanzata.
Io la faccia che ha fatto quella donna quel giorno non me la scorderò
finché campo.
Ha iniziato a dire cose, a chiamare mio figlio “guaio”, “scuorno” (in
napoletano, “vergogna”).
Ha continuato piangendo, dicendo che quando suo marito l’avrebbe saputo
sarebbe morto. Dal dolore.
Io assistevo, a quel dramma che non capivo e che sentivo lontanissimo da
me.
“Signora, non si chiama guaio, si chiama Riccardino (gli avevamo già dato
un nome…)”.
Ma non c’era verso.
Dentro di me cercavo delle giustificazioni: in effetti – pensavo – è una
notizia che deve essere metabolizzata un po’, ma in verità – mi chiedevo
poi – come si fa a dire che una nuova vita provoca dolore???
Dopo un paio di giorni sono stato convocato.
Mi presento, e trovo una signora che ha la stessa faccia triste di quando
l’avevo lasciata (credo che se le avessimo detto che sua figlia avesse
avuto un brutto male e sei mesi di vita, al posto di un magnifico bimbo
nel pancino, sarebbe stata più contenta…), ma molto più fredda.
Con quell’espressione glaciale, mi insegna che “i bambini non generati
intenzionalmente non sono mandati da Dio”, e che “se si ama una persona si
rispettano le sue scelte”, e subito dopo mi impone di non parlare con la
ragazza che amavo perché avrei potuto influenzare le sue decisioni (“ma
cosa c’è da decidere?”, pensavo ancora stupidamente io, “e perché la nonna
del mio bimbo parla così male del suo nipotino?”)…
Vedete, adesso…. Giuliano è una persona un poco particolare: ha 30 anni, e
da quando era piccolo è sempre stato innamorato della Giustizia e della
Verità.
E’ forse per questo, che gli è sempre piaciuta tanto, la Parola di Gesù.
E’ sicuramente per questo, che non ha mai potuto digerire le
prevaricazioni e le menzogne.
E non ha mai compreso il senso di cose fatte senza una logica, una
motivazione, un progetto.
Perché lui invece ha sempre cercato di costruirsela, la vita, cercando di
realizzare in maniera progettuale il disegno che leggeva tracciato sul suo
cuore da mani sapienti.
Trovarmi in mezzo a discorsi per me assurdi in ogni loro sfumatura, mi ha
fatto davvero uscire un po’ di senno.
Mio figlio è morto, e io non ho mai capito il motivo.
Perché non è stato per un incidente, perché non era ammalato.
Aveva una mamma bellissima, che da quando era piccola ha sempre avuto
negli occhi proprio la luce di Cristo a 10.000 Watt.
Mi hanno spiegato che in Italia c’è una legge che autorizza le mamme ad
uccidere i bambini, senza che il loro papà possa dire cosa ne pensa.
Tante volte me l’hanno spiegata, ma proprio non capisco, deve essere per
il fatto che non rientra nei miei concetti di Giustizia.
Nel frattempo, intanto, dopo quell’incontro la luce negli occhi della
mamma più bella del mondo si andava gradualmente spegnendo sotto quei
pesanti condizionamenti.
Io quasi subito non ho rispettato l’ordine ricevuto, ed ho cercato di
parlarle. Prima con l’Amore, poi con le lacrime, alla fine anche con la
rabbia derivante dalla disperazione.
Ma – pensandoci, dopo – non mi ricordo di aver usato parole
particolarmente belle, perché dentro stavo impazzendo dal dolore, e perché
mi sembrava assurda proprio la situazione, il dover motivare a chi fino ad
ieri era stata al tuo fianco soldatina di Cristo il fatto che i bambini si
amano, e non si uccidono.
Troppo deboli sono state le mie parole rispetto al peso che hanno avuto
quelle di coloro che vivevano con lei, che si industriavano per spacciare
il mio Amore per Odio (“…lo vedi, non ti ama, perché se ti amasse
condividerebbe la tua scelta di abortire e la farebbe sua…”), e il loro
Odio per Amore (“…noi ti vogliamo bene, vedrai che sembrerà una brutta
cosa all’inizio, ma dopo poco tutto passerà e tu riprenderai in mano la
tua vita più felice di prima…”).
Tutte queste cose non le capivo (credo perché non rientrassero nei miei
concetti di Verità), e così me ne sono allontanato mettendomi a pregare,
incessantemente, perché il Signore mi aiutasse, mandando un angelo a
salvare il mio bambino.
Unico risultato: una mattina sono uscito di casa per andare a lavorare,
ignaro che quella stessa mattina mio figlio stava uscendo di casa per
andare a morire, accompagnato per mano dalla sua nonna e dalla sua zia.
Che follia!
E, visto che al diavolo piace proprio divertirsi, ad omicidio consumato ho
dovuto anche consolare la stupenda mamma di mio figlio mentre piangeva e
si disperava sulla mia spalla in un modo in cui non ho mai visto piangere
e disperarsi nessuno in vita mia.
Ovviamente, dopo, ho tanto sbagliato anch’io, perché non solo non sono
riuscito ad alleviare la sua sofferenza, ma nemmeno a non trattarla male
per ciò a cui aveva acconsentito.
Ma questa è un’altra storia, che mi pesa anch’essa sulla schiena, ogni
giorno.
Io prima di diventare ingegnere ho fatto il liceo classico, ma le parole
giuste per descrivere gli orrori che mi è toccato vivere non le ho proprio
mai trovate, e non credo che esistano.
E purtroppo, da gioviale che ero, sono diventato triste.
So bene che tante sono le persone tristi, che ognuno ha i suoi guai che
non si chiamano “guai” ma si chiamano “croci” e devono essere portate con
fede lungo la Strada che porta in cielo.
Le so bene, tutte queste cose, le ho insegnate per anni ai piccoli scout
con i quali impiegavo il mio tempo nel servizio.
Ma non posso fingere di essere come in realtà non mi sento.
Madre Teresa diceva sempre che siamo nati per amare ed essere amati, e
negare questi due diritti fondamentali a un piccolo bimbo che è parte
della nostra vita è uno dei peccati più brutti, oltre che il più grosso
ostacolo alla pace nel mondo.
Un confessore, una volta, mi ha detto le uniche parole che mi sono
sembrate sensate, in mezzo a un mare di banalità che mi piovevano addosso
da ogni dove (“ti devi scuotere… la vita va avanti… è ora di smetterla di
piangere… non sentirti responsabile di niente… hai fatto il possibile…
volta pagina…”).
Le parole sensate, le uniche che coincidevano esattamente con quello che
sentivo nel cuore, sono state: “TU DEVI VIVERE PER TUO FIGLIO”.
In verità, io mi sentivo piuttosto svuotato, vedevo che il mondo
continuava a vivere come se niente fosse successo, mentre per me TUTTO era
successo.
Tutte le cose a cui tenevo avevano d’un tratto perso di valore, tutto mi
sembrava insignificante e inutile.
L’unica cosa che mi sembrava importante e che mi dava un po’ di forza, era
la sensazione di dover fare del mio meglio perché mio figlio – che mi
guarda, ne sono certo – fosse fiero di me.
A parte volere bene alla sua mamma (cosa che cerco di fare sempre anche se
lei non me ne vuole più tanto), ho incominciato allora a parlare col
cielo.
E ho corso la maratona di New York, sono stato in missione in Africa, sono
andato a Calcutta a pregare sulla tomba di Teresa (che nel frattempo avevo
conosciuto).
Ma vi giuro, ancora, dopo 3 anni, in quello che è successo non ho trovato
nessun senso.
E – conoscendomi – credo che da qui derivi la tristezza.
Malgrado la quale, ogni volta che ne ho avuto la forza e la possibilità,
ho cercato di salire sui pulpiti, di fare testimonianze, di incontrare
gente, di PARLARE!
Perché la cosa più schifosa, secondo me, è che di tutto il male che la 194
provoca non ne ho mai sentito parlare nessuno.
E mi chiedo: se ogni giorno vengono uccisi più di 500 bambini (i dati non
sono solo quelli ufficiali del Ministero della Sanità, fa tutto ancora
molto più schifo), dove sono tutti quelli che queste morti le subiscono?
Ma che stanno zitti, tutti quanti?
E’ proprio vero che il mondo resta brutto non per colpa di quelli che
operano il male, ma per colpa di quelli che al male non si oppongono con
decisione.
Per colpa di quelli che tacciono, e non si schierano,
Di quelli che soffrono in silenzio, e non condividono.
Gesù è morto con le braccia aperte per ricordarci di Amare, e il Suo
insegnamento fa in modo che ogni piccola cosa condivisa nel Suo nome
(fossero anche solo 5 pani) possa essere moltiplicata all’inverosimile,
diventando Cibo di Vita Eterna per il Prossimo.
Nei miei viaggi ho visto bambini mutilati, bambini ciechi, bambini
dall’infanzia negata, bambini che chiamarli poveri è un eufemismo, bambini
violentati, bambini ammalati allo stadio terminale.
Ma erano tutti bambini VIVI, e felici di esserlo.
Allora ho capito che i più poveri tra i poveri non sono nel terzo mondo,
ma sono proprio in mezzo a noi.
Chi ha il cuore più povero di una mamma che uccide il proprio figlio,
senza neanche guardarlo in faccia?
Chi è più povero di chi si adopera per spegnere la luce che Cristo ha
acceso negli occhi delle persone belle?
Chi è più povero di un medico che prende dei soldi per succhiare le vite
dalle pance altrui?
E Chi è più povero di una Società che legalizza tutto questo orrore?
Chi è che si è curato delle conseguenze psicologiche che l’aborto ha
provocato su di me?
Chi si è preoccupato del recupero del senso di autostima della mamma del
mio bimbo?
Mi sembra tutto assurdo, e per questo non ho dubbi: sono qui i più poveri
di tutti, ed è da qui che bisogna partire per rendere il mondo un po’
migliore.
Io vorrei fare davvero qualcosa, che possa servire affinché nessuno debba
più trovarsi ad essere costretto a subire quello che ho dovuto sopportare
io.
Qualcuno mi sa dare qualche consiglio?
Sono andato a parlare col Movimento Per la Vita della mia zona, ma mi
hanno detto che la mia voglia di attivismo si conciliava meglio con lo
spirito dei CAV, loro braccio operativo.
Allora sono andato nei CAV, ma mi hanno detto che loro accolgono solo le
gestanti che scelgono di chiedere un aiuto, e che comunque è quasi
obbligatorio essere donna per avere un colloquio fruttuoso con queste
ragazze in difficoltà.
Donna non posso diventare, e non mi piace neanche tantissimo questa
mentalità “attendista”.
Io sono convinto che mio figlio è morto perché la sua mamma non ha trovato
nessuna persona che le parlasse di Amore, della magnificenza dell’Amore di
Dio: c’ero io da una parte, e dall’altra una serie di persone che la
riempivano di menzogne.
E le loro bugie hanno pesato di più, rovinando 3 vite con un solo gesto.
Io vorrei andarle a cercare, queste persone che non sanno Amare, io le
voglio proprio costringere a rispettare la vita, non me ne frega niente se
sia o non sia una loro scelta. Sono persone che hanno bisogno di aiuto,
anche se magari al momento non ne sono consapevoli.
Sono convinto che, al mondo, ci siano molte più persone belle che brutte.
Il problema è che spesso stanno chiuse in casa, che non si conoscono, o
che – per una stupida timidezza, per discrezione o non so per cos’altro –
spesso non aprono vicendevolmente il proprio cuore, ed hanno difficoltà a
parlare di quello che provano.
Io sto cercando di farlo, non solo per reagire alla depressione che è
pesante compagna, ma anche per far conoscere la mia esperienza.
Penso che – forse – mi è stata affidata perché venga messa a frutto, e
allora vi prego di considerarla.
Usatela, fatela girare, parlatene.
Parlatemi, chiamatemi, usatemi.
Parlare di mio figlio, o sapere che c’è gente che lo fa mi fa molto bene,
perché se se ne parla significa che non è morto, o che non è morto invano!
Pregate tanto per tutti i bimbi che, ogni giorno, non riescono a nascere.
Credo sia soprattutto per loro, che noi dobbiamo essere diffusori di Amore
nel cuore delle persone (“che nessuno venga a te e vada via, senza essere
migliore e più contento” diceva ancora Teresa).
Se vi capita, vi prego, fatemi sapere se c’è qualche mamma o qualcun altro
“povero” che ha bisogno di parole d’Amore. Oramai ne ho imparate un sacco.
Le persone belle, INSIEME, possono essere capaci non solo di generare vita
(questo possono farlo tutti, anche i criminali), ma anche di salvarne
qualcuna!
Basta crederci, e fare fronte comune!
I miei recapiti, sperando che possano essere un pochino utili a qualcuno!
Giuliano de’ Medici
Via Monte di Dio, 15
80132 – Napoli
tel. 348/3803291
giuliano.demedici@ibispa.com
Paolo
Aragona, scrittore, writer, saggista, insegnamento religione, narrativa,
libri, adozione a distanza, Linea Missione, Malawi, HIV, Vita umana,
Fecondazione Assistita
Home Page -
chi sono
- cosa faccio -
la scuola -
il volontariato
- le passioni -
i viaggi -
eventi -
le pubblicazioni -
rassegna stampa
-
etica
- fede - politica
- Mappa -
Links
|